Silence please: tre strategie per riportare il silenzio in classe!

Ho trovato questa bella immagine sulla pagina Facebook di “Your Edu Action” una pagina molto carina che offre interessanti spunti a chiunque si occupi di educazione.

silenzio

È davvero un’immagine divertente non trovate? Eppure, specialmente all’inizio della mia carriera da insegnante, quando avevo solo 24 anni e faticavo a trovare le modalità vincenti per riportare la calma in classe, devo ammettere che ottenere un clima sereno e attento era uno dei principali crucci delle mie giornate. Gridare non mi è mai piaciuto, anche se non posso negare di averlo fatto, ma gli urlacci mi hanno sempre lasciato un senso di inadeguatezza, forse perché si traducevano in un silenzio poco duraturo e poco consapevole. In più mi tornava  alla mente l’immagine della mia maestra che, nei momenti topici, estraeva dalla fodera trasparente una squadra sbeccata e iniziava a picchiarla sonoramente sulla cattedra, facendoci spesso trasalire, mentre magari chiacchieravamo amabilmente dell’ultima puntata di Candy Candy, invece di ascoltare il procedimento per le divisioni a due cifre (ammettetelo avete anche voi ricordi simili e magari anche qualche incubo per le divisioni!).

Con la pratica della mindfulness ho rinnovato la mia didattica e identificato altri strumenti molto più efficaci della voce per riportare quella tranquillità sufficiente a proseguire con il lavoro. Sulla mia cattedra, al posto della squadra, c’è una amabile campanella che non è la campana tibetana, quest’ultima rimane sacra per il momento mindfulness ed è  un suono che scandisce una pausa davvero importante, ma una piccola campanella che a volte basta solo alzare per riportare la calma, mentre altre volte va strimpellata con vivacità. Inoltre, ho preso accordi con i miei bambini su come comportarci quando si sta superando il limite avvertendoli  riguardo ai segnali che userò per riportare il silenzio. Ve ne descrivo qualcuno.

  1. SPEGNERE LA LUCE. Spesso spengo la luce perché fare riferimento ad un senso alternativo alla vista richiama velocemente i bambini al ricomporsi, l’obiettivo infatti non può e non deve essere soltanto ottenere il silenzio, ma accorgersi di quanto stia accadendo in classe e autoregolarsi.
  2. CLAP CLAP. Altre volte, propongo il gioco del Clap Clap. Improvviso un ritmo con il battito delle mani e ci attiviamo in una partita di imitazione di ritmi o gesti e questo non solo ricentra i bambini in classe, ma permette anche di condividere un momento di gioco e ricarica attraverso il movimento.
  3. CANTA CHE TI PASSA. Quando c’è un chiacchiericcio durante attività di esercitazione o coloritura, intono una canzone che ci piace e tutti partecipano alla melodia. Così quando la canzone si conclude sappiamo già che obiettivo ci stiamo per dare.

Credo che le alternative siano molteplici e ognuno potrà trovare quelle che ritiene più appropriate per sé e i propri bambini sperimentando. L’attesa sterile non sempre ci premia e per evitare di finire come lo scheletro dell’immagine… aiutiamo i nostri bambini a contenere i loro comportamenti e diventiamo consapevoli delle emozioni che ci invadono quando ci sembra che la classe ci sia sfuggita, perché così facendo ci diamo e diamo loro degli strumenti di consapevolezza e benessere. Certamente gran parte del lavoro spetta a noi adulti e la pratica personale ci aiuta a riconoscere i meccanismi automatici e quali reazioni siamo soliti mettere in campo a fronte di situazioni difficili e faticose.

La strategia con la S maiuscola, insomma, è la nostra pratica personale perché coltivando la nostra consapevolezza anche il clima della classe ne troverà giovamento.

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